Sandro Munari (27 marzo 1940 – 28 febbraio 2026)

Articolo pubblicato il 19-03-2026

Sandro Munari  (27 marzo 1940 – 28 febbraio 2026)

LA LEGGENDA DEL “DRAGO”

di Franco Carmignani

 

Per tutti noi Sandro Munari resterà per sempre l’icona del rally. Non ce ne voglia Miki Biasion che pure vanta un curriculum più ricco, con due titoli mondiali e 17 vittorie in altrettanti rallies mondiali. In effetti ci troviamo in epoche diverse; quella di Munari, che ha avuto il merito di far conoscere e amare il rally al grande pubblico, è diventata leggenda.

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Siamo a metà anni Sessanta. Il rally è vissuto come una sorta di serie B, che ha il suo momento topico a Montecarlo, a gennaio, quando i motori delle vetture pistaiole tacciono.
Le tre vittorie della Mini, la macchina del momento, fanno capire ai responsabili di diverse case automobilistiche la portata di questi successi per il mercato. Il messaggio viene raccolto da Citroën, Ford, Renault e Lancia.

In effetti in Italia la specialità langue in una sorta di limbo, ancora prigioniera di formule derivate dalle gare di regolarità, che allontanano i giovani.

 La riscossa parte dall’Alfa Romeo e dalla Lancia, che hanno le macchine giuste, la Giulia e la Flavia.

In casa Lancia c’è grande fermento. Cesare Fiorio riesce a ricreare lo spirito sportivo che a inizio anni Cinquanta era proprio dell’Aurelia GT. Si deve a Fiorio la creazione dell’HF, che diventa il reparto corse della casa torinese.

C’è però un problema piloti. Un destino tragico si porta via Piero Frescobaldi, Leo Cella e Franco Patria, una generazione spazzata via proprio nel momento topico dell’impegno Lancia.

Fiorio si affida ai coniugi Trautmann, e a due nordici collaudati, Ove Andersson e Harry Källström.

I risultati non mancano. René Trautmann con la Flavia è secondo a Montecarlo nel 1966, famoso per la squalifica di Mini e Ford per i fari non regolamentari. “Sputnik” Källström è campione d’Europa nel 1969.

A livello italiano bisogna puntare su un giovane. La soluzione arriva da Arnaldo Cavallari, il miglior rallyman tricolore del momento. Il plurivincitore del campionato italiano offre la chance di correre come secondo a un vicino di casa, Sandro Munari di Cavarzere, non lontano da Adria, dove Cavallari ha le sue attività. Ben presto il ruolo di navigatore è troppo stretto per quel ragazzo, che non tarda a mettersi al volante. Fiorio decide di portarlo al Mille Laghi 1965 con una delle Flavia HF. Affiancato da Antonio Ghini, futuro PR Renault e Ferrari, Sandro si fa notare per i tempi sulle Prove Speciali di quello che viene definito il “Gran Premio di Finlandia” per le velocità con cui si affrontano le stradine sterrate ricche di dossi.

Il rapporto con Lancia trova un’immediata conferma. Nel 1966 Munari disputa una mezza dozzina di rallies, in prevalenza con validità europea, affiancato dal belga Georges Harris. È una stagione dedicata alla conoscenza delle gare e al rapporto con la squadra. Per quanto riguarda la vettura, dalla Coppa delle Alpi ha a disposizione la Lancia Fulvia HF, con la quale nasce un feeling fantastico. Ora quel giovane veneto, che presto sposterà i suoi interessi a Bologna, è pronto per i grandi traguardi

Apre la stagione 1967 con il 5° posto a Montecarlo, vince il 999 Minuti, il Rally di Sardegna, il Rally delle Alpi Orientali, ed è secondo a Ginevra e a San Martino di Castrozza. È suo il titolo di Campione d’Italia. Ma non c’è tempo per festeggiare. C’è ancora il Tour de Corse dove porta in gara la Fulvia 1.4, ancora in versione proto che riceve il battesimo vincente.

Due mesi dopo aver dominato la corsa delle 1000 curve, Munari è coinvolto in un grave incidente a Skopje in Macedonia durante la fase di avvicinamento del Rally di Montecarlo.  Nell’impatto con un camion perisce Luciano Lombardini, che ha sostituito Harris. Munari è ferito nel fisico e nello spirito, ma riesce a venirne fuori. A fine stagione riprende guanti, casco e interfoni e vince il Rally delle Alpi Orientali assieme a Daniele Audetto, e l’International Camino de la Plata in Spagna, con David Stone.

Il secondo titolo italiano lo vince nel 1969. Disputa anche qualche gara in pista con la Fulvia Zagato preparata da Claudio Maglioli, che poi sviluppa la barchetta FM da un’idea di Fiorio, per correre il circuito stradale del Mugello.

Il boom arriva nel 1972, quando Munari, che con Mario Mannucci ha finalmente risolto il problema navigatore, insieme a Fiorio e alla  Lancia vince a Montecarlo, la gara che assieme alla 24 Ore di Le Mans e a Indianapolis è la più iconica del motorsport.

Favoritissima alla vigilia è l’Alpine Renault, che ha vinto l’edizione 1971 con lo svedese Andersson, ex Lancia. L’A110 è l’espressione della più moderna tecnologia delle macchine da rally, con altezza minima, peso ridotto grazie alla carrozzeria in vetroresina, dimensioni compatte. Il motore 4 cilindri posteriore longitudinale è l’1.6 litri derivato dalla Renault 16, e nella versione corsa sviluppa 148 CV.

Al via, oltre all’Alpine sono presenti Porsche, Ford, Datsun e Lancia che danno vita a una lotta furibonda, su un terreno in parte asciutto, e in parte innevato. Munari che è sempre davanti, vede saltare uno dopo l’altro gli ambiziosi “galletti di Francia”, e ha la meglio sulla Porsche di Gerard Larrousse. Terza è la Datsun di Rauno Aaltonen. Simo Lampinen è quarto con un’altra HF 1600, davanti alla Ford Escort RS 1.8 di Jean François Piot.

Le redazioni dei giornali italiani sono in fibrillazione, la Domenica Sportiva ospita Munari, il grande pubblico scopre il rally, mentre la produzione della Fulvia viene prolungata di un anno. Questo consente a HF di mettere in cantiere l’erede. La Lancia Stratos, futura “ammazza-rally” nasce con le indicazioni dei piloti e il link con Ferrari che fornisce il motore V6 2.4 litri, seguito in fase di progetto da Mike Parkes.

A Sandro Munari non resta che vincere. Montecarlo, Corsica, Sanremo sono le mete preferite del “Drago” che nel ’77 si laurea campione della specialità vincendo la Coppa FIA, che di lì a poco diventerà il campionato mondiale piloti.

Al “Drago“ di Cavarzere manca ancora il successo al Safari. A Nairobi è salito tre volte sul podio, terzo nel 1974 con la Fulvia, secondo nel ’75 con la Stratos, terzo nel ’77 ancora con la Stratos, mentre la spedizione del ’79 con la Fiat 131 Abarth si chiude con un 10° posto.

Ci proverà ancora negli anni seguenti, con le macchine più disparate, il Dodge Ramcharger, la Porsche 911 SC, l’Alfetta GTV6, senza esito.

Ma anche questo fa parte della leggenda del “Drago”.

 

Didascalie

Frontespizio Rally di Montecarlo 1972 la più  celebre delle vittorie del “Drago”.

Foto 1 Sandro Munari su

Foto 2 Passaggio al Quirinale.

Foto 3 Arriva la Stratos.

Foto 4 Il re del Montecarlo.

Foto 5 Sandro intervistato da Lino Ceccarelli.