RICORDI IN TEMPO DI LOCKDOWN. APPUNTI SULLA DE TOMASO VALLELUNGA FISSORE

Articolo pubblicato il 21-06-2020

RICORDI IN TEMPO DI LOCKDOWN. APPUNTI SULLA DE TOMASO VALLELUNGA FISSORE

Nel periodo di lockdown, trascorrendo molte ore in casa ho iniziato a mettere ordine nel mio archivio “Carrozzeria Fissore” redigendo alcune annotazioni su foto e disegni in mio possesso. La mia attenzione si è appuntata su un modello, la berlinetta De Tomaso Vallelunga che all’epoca in cui vide la luce creò un poco di sconcerto perché a distanza di un anno, tra il 1964 e 1965 venne proposta senza sostanziali variazioni dimensionali e stilistiche negli stand del Salone dell’auto di Torino della Fissore prima e della carrozzeria Ghia in seguito.

Un appunto manoscritto di Mario Fissore, responsabile dell’ufficio tecnico, in cui egli esprime il disagio provato nel vedere una sua creazione esposta sotto le insegne di un marchio concorrente, mi ha stimolato a chiarire la vicenda.

In seguito ho scansionato alcune foto ritrovate e applicato direttamente sulle copie i miei appunti e ricordi. 

Non era mia intenzione redigere un articolo offrendo un contributo organico di conoscenza ma semplicemente pensavo che fosse nello spirito della rubrica “di cosa parliamo oggi.” proporre all’attenzione dei soci alcuni commenti, foto e ricordi come altri Soci hanno fatto prima di me nella speranza di far emergere altre notizie.

Stand Fissore al 46° Salone dell’automobile di Torino del 1964

Questa fotografia raffigura in primo piano la vettura De Tomaso Vallelunga che a partire dall’anno successivo venne riproposta dalla Carrozzeria Ghia (il cui stand si intravede in fondo) di cui Alejandro De Tomaso divenne proprietario e ad essa ne affidò la produzione. Ancora a distanza di molti anni ebbi modo di ascoltare le lamentele di Mario Fissore, cui si deve il progetto del modello, per il mancato riconoscimento della paternità dello stesso e per il mancato ritiro da parte di De Tomaso di diverse scocche già prodotte. Esse furono inviate in seguito ad un demolitore che aveva sede proprio di fronte agli stabilimenti Fissore per la loro rottamazione. In quello stand del 1964, che ricordo molto bene anche se non avevo ancora compiuto 10 anni, si intravedono a sinistra la spider Fiat 1600 Fissore progettata da Mario Fissore coadiuvato da Franco Maina e, dietro la Vallelunga, il prototipo Elva GT BMW 2000 ideato da Trevor Fiore in collaborazione con lo staff di Mario Fissore cui si deve l’affinamento del progetto e l’elaborazione del piano di forma.

Il prototipo Elva GT BMW 2000.

La Fiat 1600 spider.

Il 1964 fu un anno davvero memorabile per i Fissore. Allora, nella disputa delle preferenze sui modelli realizzati  dalla Carrozzeria che si scatenava tra  zii e numerosi cugini, la mia scelta cadde proprio sulla Vallelunga. Ricordo anche il compiacimento espresso da molti familiari per il buon lavoro creativo che si svolgeva allora e che trovava puntuale conferma anche sulla stampa specializzata: su Motor Italia (n° 9 del 1964), ad esempio, Giorgio Rossotto definì le vetture presentate al Salone 1964 da Fissore (riferendosi specialmente alla De Tomaso Vallelunga e alla Elva BMW) “quanto di più interessante sia stato realizzato nel campo delle gran turismo di media cilindrata” definendo la De Tomaso “più tradizionale ma anche più attraente”. Concetto che anche crescendo di età e capacità critica ho sempre condiviso. Ancora recentemente Luis Ramos Penabad  in https://noticias.coches.com/noticias-motor/de-tomaso-vallelunga/222819 a proposito della De Tomaso Vallelunga, el primero de la marca riconobbe che “El Vallelunga destacó sobre todo por estética. El trabajo de los hermanos Fissore, sus diseñadores, fue una autentica obra maestra, llena de curvas y líneas que llevan a pensar que es obra de Bertone o Pininfarina.”

(Traduzione: “Vallelunga si distingue soprattutto per l’estetica. Il lavoro dei fratelli Fissore, i suoi progettisti, è stato un autentico capolavoro, pieno di curve e linee che ci portano a pensare che sia opera di Bertone o Pininfarina.”).

Oggi, il mondo collezionistico cerca conferme sul numero di autovetture prodotte e sulla paternità ideativa. Riguardo al primo aspetto non mi è noto il numero preciso di vetture prodotte: tutto dipende ovviamente dalla conservazione dei registri di produzione. Nel caso Fissore sono purtroppo andati smarriti. Per quanto riguarda Ghia/De Tomaso non lo so.

Ad ogni modo a me risultano n° 2 prototipi Fissore in lamiera (probabilmente di alluminio) di cui conservo le foto: le vetture si distinguono per la differente griglia della mascherina anteriore.

Non ricordo invece nè dispongo di foto e disegni che attestano una attribuzione a Fissore della versione “barchetta”  del 1963. In famiglia inoltre non venne mai ricordata una partecipazione al progetto da parte di Giugiaro come riportato talvolta dal web.  La produzione Ghia, con carrozzeria in vetroresina, secondo quasi tutti gli autori di articoli  comparsi sulla Vallelunga è compresa tra le 50 e le 58 unità prodotte. La versione Ghia si distingueva dai prototipi disegnati e realizzati da Fissore per il corpo carrozzeria costruito in PRFV (vetroresina) rispetto alla lamiera e ad alcune differenze come l’accesso assai angusto al motore che avveniva da un portello in vetro piuttosto che attraverso l’intero posteriore incernierato dei prototipi (sicuramente più costoso) che facilitava gli interventi manutentivi sulla meccanica, sistema adottato in seguito (1966) anche dalla notissima Lamborghini Miura.

Sulla paternità ideativa, riferendomi alla carrozzeria ho ritrovato tra le mie carte solamente il tracciato in scala 1/10 n° 8021 in formato UNI A1 datato 13 ottobre 1964, disegnatore Franco Maina.

Di solito l’ufficio tecnico Fissore, diretto da Mario Fissore (1920-2005), cui subentrò nel 1977 Franco Maina (1939-2019), con i quali ho avuto occasione di collaborare in alcuni periodi, elaborava un primo tracciato in scala 1/10, talvolta 1/5, cui faceva seguito un modello tridimensionale –sempre in scala ridotta- in plastilina o in legno. Ad essi seguiva la realizzazione del piano di forma e il modello di battitura in scala 1/1.Solo a partire dalla fine degli anni ’70 si eseguirono modelli di stile in epowood e polistirolo. Dopo la realizzazione del modello di carrozzeria era prassi effettuare una rilevazione  “ as built” dello stesso restituendone le proiezioni ortogonali in scala 1/10 per la conservazione nell’ archivio. La data impressa su questo disegno ci informa che la prima vettura è stata ultimata ad ottobre 1964, poco prima della presentazione al 46° Salone dell’auto di Torino.

Un annotazione conclusiva: nel 1966 la vettura in questione, presumo nella versione carrozzata Ghia, fu segnalata dal MOMA di New York  come “an example of technological progress and outstanding design.”

Peccato, era questa la recriminazione di Mario Fissore, che si trattasse di un progetto maturato interamente in ambito Fissore al quale era stato negato il riconoscimento ufficiale incassato dalla pur prestigiosa e ancor più celebre carrozzeria Ghia.  Aggiungo una mia nota personale: in quel periodo (lo ricordo bene) vi fu in azienda la prolungata presenza contestuale di Trevor Frost (che nell’occasione mutò il suo cognome in Fiore in relazione al miglior appeal che un cognome italianizzato poteva assumere nell’ambiente carrozziero): lui, giovanissimo, (classe 1937, aveva allora 27 anni)  diede comunque un forte impulso creativo (con Fissore condivise i progetti Elva BMW del 1964,  TVR Trident del 1965, TVR Tina del 1966 e Monteverdi HAY450 del 1970. La sua prolungata e stanziale presenza a Savigliano  fu di grande stimolo a tutto lo staff dell’ufficio tecnico diretto da Mario Fissore nell’ambito del quale anche Franco Maina stava emergendo con professionalità e idee interessanti.  

Paolo Fissore per AISA.

La “barchetta” De Tomaso Vallelunga menzionata nel’articolo del Socio Architetto Fissore fu presentata al Salone di Torino del 1963. Come giustamente affermato, la Carrozzeria Fissore non ebbe nulla a che fare con questa macchina, costruita nell’officina modenese di De Tomaso e carrozzata da un artigiano locale. Si trattava del prototipo della vettura che negli intendimenti di De Tomaso doveva essere prodotta in 100 esemplari per partecipare alle corse nella categoria Gran Turismo. Per impostare  tale serie De Tomaso si rivolse in seguito a Fissore. Il sempre più stretto legame tra il costruttore italo-argentino e la Ford, che forniva il motore, fece trasferire la produzione presso Ghia. I 100 esemplari non furono mai realizzati, ma la Vallelunga è una tappa importante nella storia dell’automobile sportiva italiana. Concordiamo con la definizione di “telaista” che venne data da alcuni al De Tomaso prima maniera. Il telaio della Vallelunga era estremamente innovativo per ciò che riguarda le auto sportive italiane dell’epoca. Esso era a trave centrale. La trave si arrestava all’altezza del gruppo motore cambio (posteriore)  che supportava la sospensione posteriore. La vettura pesava 470 kg. Il motore era un casalingo Ford Corsair 1500cc che coll’adozione di due carburatori Weber DCO 45 DCO E, dava 100 cavalli (stima forse ottimistica). La velocità massima dichiarata era di oltre 200 km/h. Per articoli  di presentazione della dimenticata “barchetta” si veda Auto Italiana n. 43 e n. 45 del 1963. (a.s.)

One thought on “RICORDI IN TEMPO DI LOCKDOWN. APPUNTI SULLA DE TOMASO VALLELUNGA FISSORE”

  1. EDOARDO says:

    in quegli anni frequentavo sovente la Carrozzeria Fissore ed ero entrato in confidenza con tutti i Fissore che con varie mansioni dirigevano la carrozzeria.
    Ricordo perfettamente i vari disegni e modelli in legno completi che si alternavano in carrozzeria e su cui si lavorava per eventuali modifiche
    Mi avevano colpito in particolare la realizzazione della Monteverdi ed un modello scala1/1 di una Yunday
    E, dopo tante insistenze, quando la carrozzeria lo decise, riuscii ad acquistare il prototipo MUNGA, un piccolissimo coupè realizzato sul telaio della FIAT 500

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