Una vettura di F1 italiana degli anni ’50 a motore posteriore: la Milan-Franchini-Ruggeri

Una vettura di F1 italiana degli anni ’50 a motore posteriore: la Milan-Franchini-Ruggeri

La Scuderia Milan, fondata dai fratelli Ruggeri nel 1946, fu estremamente importante per la ripresa delle corse In Europa e Sud America dopo la seconda guerra mondiale, provvedendo a fornire numerose vetture Maserati, alcune nuove ed alcune anteguerra, e assistenza a piloti che altrimenti non sarebbero riusciti a riprendere a correre. Nel 1946 guidarono per la Scuderia, tra gli altri, Nuvolari, Sommer, Chiron, Cortese e Gigi Villoresi. Villoresi e Varzi corsero persino ad Indianapolis quell’anno con vetture della Scuderia. La grandissima passione dei Ruggeri non fu sufficiente a compensare lo sproporzionato investimento effettuato. Tre fatti sfortunati inoltre contribuirono ad accelerarne la decadenza: la Scuderia perse nel 1947 il sostegno diretto della casa Maserati e uno dei fratelli, Arialdo, ebbe un incidente spaventoso a Pau che gli impedi’ per lungo tempo di occuparsi direttamente dell’impresa e il fallimento di un progetto di una piccola serie di barchette con meccanica Fiat 1100 e carrozzeria Bertone. Ne furono costruite un paio, prima che il progetto fosse abbandonato. Il direttore tecnico della Scuderia era il prof. Mario Speluzzi del Politecnico di Milano, che aveva fatto applicare i suoi studi sulla sovralimentazione a motori di motoscafi da competizione. Il suo motto sembra essere stato “potenza a tutti i costi”. Speluzzi aveva anche contribuito alla preparazione del motore 1100 della barchetta del 1946, che risultò, non casualmente, potente ma poco affidabile. Già dal 1947 le vetture della Scuderia Milan furono dotate di compressori a doppio stadio.. Esse raramente finivano le corse e così, dopo varie vicissitudini, la Scuderia riuscì ad acquistare nell’inverno 49/50 due nuove Maserati 4CLT/48, vetture ormai sorpassate, su cui però Speluzzi intervenne massicciamente. Inoltre misero in cantiere una terza vettura a telaio Gilco e a motore interamente progettato da Speluzzi, seppure con parti Maserati, denominata Milan. Anche questa impresa non ebbe fortuna, ma “Milan” figura così negli innumerevoli elenchi di vetture di F1 che parteciparono a corse di Campionato Mondiale.

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Mai domi i Ruggeri si sbarazzarono del materiale e misero in progetto una vettura completa per la Formula 1 del 1954. Lo studio fu commissionato al disegnatore Enrico Franchini e iniziò nel 1951. Ne uscì un progetto rivoluzionario per i tempi di vettura a motore centrale 8 cilindri in linea raffreddato ad aria posto trasversalmente come nella futura Bugatti T251 di Gioacchino Colombo. La realizzazione andò a rilento ma entro il 1955, quando il progetto fu abbandonato erano stati fusi i pezzi di quattro motori di cui due furono montati insieme ad un telaio completo. La più completa descrizione tecnica della vettura si trova in un articolo di Franco Lini su Auto Italiana del 6/12/1962. La ragione per cui l’articolo apparve 10 anni dopo, oltre ad una giustificata curiosità, non è specificata. Forse una diceria, che parlava di un motore Ferrari con le stesse caratteristiche, ne aveva sollecitato la pubblicazione.

Il collezionista inglese Adam Ferrington possiede una serie di foto (di cui ne presentiamo due) che comprendono quelle del servizio di Auto Italiana, e quindi possono essere del 1962, quando il telaio e i motori erano ancora presso i Ruggeri.

a.silva

6 thoughts on “Una vettura di F1 italiana degli anni ’50 a motore posteriore: la Milan-Franchini-Ruggeri”

  1. Lorenzo Boscarelli says:

    A metà anni Settanta uno dei motori completo a 8 cil. in linea, completo, era in un’officina torinese, dove ebbi modo di vederlo. Avevo letto, e ricordavo bene, l’articolo su “Auto Italiana” e riconobbi subito il motore, suscitando lo stupore del proprietario di allora, che mi chiese cosa ne sapessi. Non ne sapevo nulla, oltre a quello che era stato narrato in “Auto Italiana”.

  2. Alessandro Silva says:

    Aldo Zana ci invia l’interessantissima documentazione allegata che col carteggio Borgeson-Fano permette di ricostruire il seguito della visita di Lorenzo Boscarelli alla “Officina Torinese”. La storia successiva è raccontata da Zana nell’articolo su Epocauto riguardante Technoclassica 2012, di cui riproduciamo la parte di interesse.

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    LA F1 DEI LÜMBARD
    Nel 1946 i fratelli Ruggeri, ricchi industriali di Gallarate (Varese) costituirono la Scuderia Milan con officina in via Mosé Bianchi a Milano. Fecero gareggiare monoposto Maserati, anche a Indianapolis 1946, e si affidarono all’ingegnere Mario Speluzzi per cavare più potenza dai motori. Speluzzi, professore al Politecnico, collaborava già con Enrico Platè per le sue Maserati profondamente modificate.
    Nei primi anni Cinquanta, i Ruggeri chiesero a Speluzzi il progetto di una monoposto per la F1 del 1954. Aleggiano forti dubbi se sia stato effettivamente Speluzzi a progettare questa monoposto, i cui disegni vennero firmati da Enrico Franchini, ma è difficile pensare a chi altri, a Milano in quegli anni, fosse in grado di progettare un propulsore e un veicolo così sofisticati e innovativi.
    La somiglianza dell’architettura generale con la Bugatti 251, progettata da Gioachino Colombo, anche lui a Milano, farebbe pensare almeno a qualche scambio di idee, ma non esiste prova alcuna.
    L’auto fu, forse, provata da Eugenio Castellotti a Monza nel 1954, ma, per ora, non si è trovata traccia di questo collaudo. Montava un motore 8 cilindri in linea, 72×76,5 mm, 2.492 cc, trasversale, trasmissione e cambio integrati con il basamento, doppio albero a cammes in testa, doppia accensione, raffreddamento ad aria (il motore di Colombo aveva il tradizionale raffreddamento a liquido).
    Il motore era montato in posizione centrale, subito dietro il pilota. L’alimentazione avveniva mediante otto carburatori motociclistici Dell’Orto o quattro Solex doppio corpo. Si parlava di 300/319 CV a 9.000 giri/min: un po’ troppi per l’epoca.
    Telaio completo e due motori furono acquistati nel 1992-93 a Torino dal collezionista svedese Paul Ainsar, che li ha recentemente venduti in Gran Bretagna. Il proprietario attuale ha affidato tutto a Hall & Hall per tentare la vendita.
    Era il veicolo storicamente più importante presente a Techno Classica.

  3. edoardo tenconi says:

    Ho avuto per diversi anni il motore della MILAN lo stesso era molto complicato ma anche esteticamente bellissimo, la cascata di ingranaggi che comanda la distribuzione è al centro delle 8 canne, 4 a destra e 4 a sinistra, le canne sono in lega extraleggera con riporto di cromo, le 8 canne e le 8 teste sono separate ed accoppiate ai 4 castelli punterie con assi a cammes l’alimentazione era firnita da 4 carburatori Solex o da 8 carburatori a ghigliottina Dellorto,
    il cambio in blocco con il differenziale era parte della coppa dell’olio e la presa di forza avveniva attraverso lo stesso ingranaggio che comandava la distribuzione che si trovava al centro dell’albero motore, la doppia accensione era fornita da 2 magneti
    che alimentavano candele di piccolissimo diametro mi risulta che il motore che ho dato ad una persona che aveva il telaio sia stato l’unico che abbia funzionato soprattutto al banco prova del politecnico

  4. gianni matelli says:

    interessante -avete altra documentarie -indirizzo di franchini

  5. giuseppe trossarelli says:

    io sono in possesso del marchio della Scuderia Milan ma non so come spedirvelo perche’ no riesco ad inserire la fotografia

  6. Silva Alessandro says:

    Ecco la foto del Signor Trossarelli con tanto di Madunina

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