Donne Pilota Italiane, 2 – Ada Pace

Donne Pilota Italiane, 2 – Ada Pace

Ada Pace, oggi novantaduenne, era abituata a comparire sui giornali, e ad ispirare titoli lusinghieri. Ma stavolta ne avrebbe fatto sicuramente a meno, visto che il titolo apparso su Repubblica del 17 luglio (Cronaca di Torino) recitava: “Il raggiro milionario all’ex campionessa”. Infatti nei prossimi mesi si aprirà un processo che vede imputati un avvocato civilista di Torino e l’ex sindaco di Alassio, per valutare se la famosa pilota sia stata vittima di una truffa. Sembra infatti, per lo meno questa è l’accusa, che la Pace sia stata indotta a compiere “atti giuridici con effetti a lei dannosi” quale l’imprudente vendita di beni, auto storiche, proprietà a valori molto inferiori a quelli di mercato.

Una vicenda triste, quale sia l’esito giuridico. Che non ci impedisce, anzi ci spinge, a ricordare Ada Pace nel pieno del suo vigore e della sua combattività, “come Gagarin sullo Sputnik”. Per questo vi proponiamo il testo di un’intervista fatta da Donatella Biffignandi per il numero di febbraio 1990 di Ruoteclassiche.

[Ada Pace, born 1924, is an Italian lady driver active in the period 1953-1964. She raced several different cars, from a small Moretti to a powerful Ferrari 250 GT but proved to be extremely fast at the wheel of Alfa Romeo Giuliettas SV and SZ and a 1100 cc OSCA, winning ten Italian Championships in the relative classes. Ada had been very likely the most active and comparatively successful Italian female driver scoring the highest number of victories against drivers of a different gender even more than the well known M.T. De Filippis and Lella Lombardi and the famous pioneer M.A. Avanzo. Only four out of the ten National Championships mentioned above were reserved to lady drivers. ]

La differenza si nota subito: nelle foto dell’epoca scattate a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, le rarissime donne pilota hanno in genere un’espressione seria e tesa, oppure a volte un aspetto impacciato e intimidito di chi si sente in un mondo non proprio. Non così Ada Pace, esuberante pilota torinese che colse una quantità di vittorie tra il 1953 e il 1964: con il luminoso sorriso di chi si sta divertendo un mondo, posa indossando in una mise strettamente professionale: casco, occhialoni e tuta di pelle. Nella sua villa che si affaccia su uno dei Laghi di Avigliana, vicino a Torino, dove vive circondata da cani trovatelli e pappagalli, ci accoglie con grande cordialità e mentre parliamo, non cessa di frugare in un grosso mucchio di fotografie e ritagli di giornale, cercando di mettere a fuoco nella memoria un aneddoto, un episodio dopo l’altro.

Ada Pace AIT 59 Ada Pace sulla copertina di Auto Italiana durante una visita alla Ferrari nel 1959. Ada Pace on the cover of the magazine Auto Italiana in a photo taken during a visit to the Ferrari factory, 1959.

 -Lei è stata campionessa italiana di velocità Gran Turismo per sei anni consecutivi, dal 1957 al 1962; è stata campionessa italiana di velocità femminile Sport nel 1959, 1960, 1962 e 1963; ha vinto il Trofeo della Montagna Sport 1100 nel 1959. Come è nata la passione così divorante per l’automobilismo?

“Non è nata, c’è sempre stata. Più ancora che per l’automobilismo, per la meccanica: mio padre aveva un officina ed era egli stesso appassionato di motori. Uno dei miei primi ricordi di bambina è legato ad una gita di famiglia su una motocicletta Indian con il sidecar, una gita che finì in maniera tragicomica, con una zia rimasta a terra a cavalcioni del seggiolino staccatosi per chissà quale motivo…”

 -Come cominciò a correre?

“Iniziai su una Vespa. Era appena finita la guerra e mi ero iscritta al Vespa Club di Torino. Si andava spesso in gita, si aveva voglia di ridere, di divertirsi. E furono proprio i patrocinatori di quel club a spingermi per primi sulla strada delle corse”.

 – Ci racconti come fu la sua prima corsa.

“Fu su una moto, naturalmente, ma passai presto anche alle quattro ruote. Il mio esordio automobilistico avvenne su una Moretti, nel 1953, al Circuito di Piazza d’Armi di Torino, sotto un diluvio che ricordo ancora adesso. Ma riuscii ad arrivare

 – Quando decise di dedicarsi esclusivamente alle corse in auto?

“Nel 1958. L’anno precedente avevo ottenuto la mia prima vittoria assoluta, alla Perla di Sanremo. Ero al volante di una Giulietta Sprint Veloce

 – Lei ha corso con macchine di molte marche diverse?

“Si, molte davvero: con la Giulietta Bertone, la Giulietta Zagato, la Osca 1100, alcune Junior, una Lotus, la Ferrari 250 GT, la Moretti, la Stanguellini, la De Santis, l’Abarth…”

 – E preferiva…

“La Osca! Era una macchina fantastica. Rigida, naturalmente, ma con un motore formidabile, che resisteva a gare massacranti come la Targa Florio e la Mille Miglia”.

 Ada pace TF 60

Targa Florio 1960. Lo stile pieno di forza di Ada Pace durante la gara in cui vinse la classe 1100 su OSCA guidando per 9 giri su 10 del difficile percorso. Ada Pace’s forceful style during this race in which she won the 1100cc class ia a OSCA, after having driven for nine out of ten laps of the difficult course.

 

– Era molto faticoso guidare le macchine di allora?

“Direi di no; d’altronde avevo il fisico adatto. Certo, bisognava saperle sfruttare: per esempio io curvavo quasi sempre in dérapage. Ma era una tecnica acquisita istintivamente, che nessuno mi aveva insegnato”.

 – Su che tipo di percorso si trovava più a suo agio?

“Amavo soprattutto i percorsi di velocità. E andavo fortissimo sul bagnato”.

 – Lei ha vinto nella sua categoria un gran numero di gare : la Trieste-Opicina, la Pontedecimo-Giovi, la Messina-Colle San Rizzo, la Bolzano-Mendola, la Stallavena-Boscochiesanuova, la Trapani-Monte Erice. Come si preparava a gare così diverse una dall’altra?

“Mi limitavo a studiare molto bene il percorso, ad analizzare le curve, gli allunghi, i rapporti necessari. Occorreva essere molto meticolosi. Avevo preso l’abitudine di cronometrarmi da sola durante le prove, nei tratti più difficili o più importanti”.

 – Lei ha quasi sempre gareggiato contro avversari maschili. Come reagivano i piloti nel vedersi battuti da una donna?

“ Malissimo! La reazione più comune era il reclamo: non si poteva credere che avessi vinto davvero, senza trucchi o finzioni. Ad una gara fu “testata” persino la composizione della benzina che avevo usato! Uno degli ultimi episodi avvenne al Trofeo Lumezzane nel 1960: all’ennesimo reclamo contro di me, che avevo vinto nella mia categoria, Renzo Castagneto, il commissario di gara, decise di sottoporre a controllo anche il secondo e il terzo arrivati. Il risultato fu che io venni dichiarata regolare e furono invece squalificati gli altri due! Ma l’episodio più spiacevole capitò alla coppa d’Oro ACI a Modena, sempre lo stesso anno. Avevo vinto, e partecipai da sola alla cerimonia della premiazione, perché il secondo e il terzo classificato semplicemente si rifiutarono di venire premiati (e soprattutto dopo) una donna!”.

 – C’è una vittoria che ricorda con particolare gioia?

“Per me sono state tutte vittorie bellissime, perché ogni volta ero sola contro tutti, ogni volta , vincendo, dimostravo qualcosa di più. E mi divertivo anche, facevo cose pazze: ero capace di correre nella stessa gara con più macchine, in diverse categorie. Talvolta provavo il percorso di notte perché non avevo avuto il tempo di partecipare alle prove, magari perché impegnata in un’altra gara. Fu quello che mi successe, per esempio, nel 1959: partecipai al Gran Premio della Lotteria di Monza, e il giorno dopo, senza aver quasi provato il percorso, mi allineavo alla partenza della Veglio-Mosso, dove riuscii anche a vincere! Erano tempi meravigliosi”.

 – C’è stata invece una sconfitta che le è bruciata particolarmente?

“Si, fu al Rallye Internazionale del Sestrière , una gara durissima. Avevo guidato per tre giorni e per tre notti in condizioni atmosferiche terribili. Nell’ultimo tratto fui costretta a mettere le catene ma una si ruppe subito, facendo sbandare la macchina che urtò contro un paracarro nascosto dalla neve. Gara finita. E pensare che ero a pochi metri dall’arrivo. Mi sarei messa a piangere”.

 – Ha mai avuto incidenti

“Si, ma sempre senza conseguenze. Il più spettacolare fu alla 12 Ore di Monza nel 1961. Poco dopo essere partita, sentii un rumore preoccupante proveniente dal treno posteriore. Mi fermai ai box; i meccanici diedero in gran fretta un’occhiata alla vettura, quindi mi rassicurarono che non c’era nulla. Ripartii en piena velocità e fu  un’attimo: si bloccò la coppia conica, le ruote si inchiodarono, la macchina, che andava a 200 all’ora, si impennò. Mi sentii come Gagarin sullo Sputnik! Volai letteralmente in aria. Ma la fortuna, anche in quell’occasione, era dalla mia parte: non mi feci neanche un grafio. Riuscii a sgattaiolare dal lunotto sfondandolo con un gomito…”

 – Quando smise di correre?

“Corsi ancora per tutto il 1964. Feci una delle ultime gare, la 1100 km del Nurburgring, con Flaminia coupé (quell’anno correvo con la Lancia Corse HF). Era una macchina pesante, difficile da guidare. Mi ricordo che a un certo punto si ruppe il filo dell’acceleratore all’altezza del pedale. Non ebbi altra alternativa che sfilare il filo del cofano, farlo entrare dal finestrino e guidare così…Arrivai ai box con i guanti tagliati e le mani sanguinanti, a furia di tirare, ma arrivai”.

 – In seguito è rimasta legata al mondo delle corse?

“No, la mia vita, com’è anche naturale, ha preso direzioni diverse. Soltanto in questi ultimi anni ho partecipato a raduni e gare storiche e ho rivisto persone che conoscevo all’epoca”.

 

Non c’è nostalgia, non c’è rimpianto nella voce di Ada Pace. Guarda le sue vecchie foto con allegria e poi aggiunge, con un sorriso malizioso: “Due anni fa ho riottenuto la licenza . Potrei di nuovo partecipare a delle gare di velocità…e scommetto che riuscirei ancora a far vedere la mia targa a qualcuno!”:

2 thoughts on “Donne Pilota Italiane, 2 – Ada Pace”

  1. FRANCO MANZONI says:

    Personaggio delizioso a me ignoto. Conoscevo il cognome, letto tante volte, ma non il nome, di donna!

  2. RENATO DONATI says:

    Ada Pace ha pilotato veramente ai MASSIMI livelli agonistici, su qualsiasi vettura, delle tante con cui ha corso,gareggiasse. Io, abarthista appassionato, la ricordo, avendola personalmente vista, alla guida di un’Abarth Simca 1300, fare faville e dare del filo da torcere ai più qualificati piloti di questo modello. GRANDE , VERAMENTE GRANDE!!
    Renato Donati

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