BBC, un’arma spuntata.

BBC, un’arma spuntata.

Riceviamo da Donatella Biffignandi il testo riguardante l’interessante avventura tecnico-industriale della vettura utilitaria BBC (1946-1952). 

Il progetto di vettura utilitaria BBC aveva tutte le caratteristiche per diventare un prodotto riuscito. Il progetto tecnico, motore bicilindrico raffreddato ad aria posto a sbalzo delle ruote anteriori, la trazione anteriore e le sospensioni indipendenti,  anticipava, seppur di poco, nella concezione quello di due vetture estremamente riuscite e di successo, la Dyna Panhard e la leggendaria Citroën 2CV. Le condizioni industriali erano anche propizie vista la partecipazione della – tuttora – solidissima azienda bresciana Beretta sia a livello finanziario che produttivo. L’insieme di tutto ciò unito a tempi non scevri da protezionismi politici non potevano tuttavia non cozzare contro la vocazione monopolistica di quello che viene amabilmente chiamato il “gigante torinese”. E non se ne fece nulla.(as)

Nel secondo dopoguerra tanti furono gli studi, e i tentativi, di mettere sul mercato una vetturetta economica che rispondesse alla crescente esigenza di mobilità degli italiani e nel contempo fosse accessibile a chi poteva permettersi poco più di una bicicletta o una moto.

Uno di questi sfociò nella BBC, che nonostante l’acronimo sembri rimandare ad una iniziativa anglosassone, nel suo nome racchiudeva le iniziali dei tre ideatori italiani: Giuseppe Benelli, Pietro Beretta, Guglielmo Castelbarco Albani. Il primo, progettista di grande livello, guidava insieme ai fratelli (a cui però l’opponevano molti dissidi) l’azienda di famiglia fondata nel 1911, una delle più celebri ed importanti industrie aziende motociclistiche italiane. Pietro Beretta aveva invece ereditato dal padre, nel 1903, la Fabbrica d’Armi di famiglia ed era alla ricerca di nuovi sbocchi produttivi visto l’inevitabile contraccolpo che la fine della guerra inferse alle commesse militari. E infine il conte Guglielmo Castelbarco Albani, possidente, amico dei due, e convinto di poter far da tramite e da trait-d’-union per il progetto.

L’idea era semplice: mettere insieme dei capitali (e questo era compito di Castelbarco), utilizzare la struttura organizzativa ed industriale della Beretta, avvalersi delle grandi doti di progettista del Benelli, e provare a realizzare una macchinetta economica, d’avanguardia, semplice e maneggevole, di costi non eccessivi, ma con tutta una serie di particolarità avanzate quali il motore a due cilindri, il sistema di raffreddamento ad aria, una cilindrata contenuta, trasmissione sulle ruote anteriori, ruote indipendenti. Doveva porsi come l’unica valida alternativa alla Fiat 500 (Topolino). L’abboccamento avvenne nel corso del 1946 e già nei primi mesi del 1947 il progetto, opera di Benelli sia per il telaio sia per il motore e la carrozzeria, prese una forma definita.

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A riprendere le fila di questa storia, di cui finora erano emersi pochi dettagli (un certo numero di articoli comparsi sulla stampa specializzata italiana ed estera nell’imminenza della presentazione della vetturetta, e pochissimo nei decenni successivi) è Paolo Prosperi, medico in pensione di Pesaro, appassionato di auto e moto fin dalla giovinezza, socio fondatore nel 1989 del Registro Storico Benelli e autore del volume “Moto Molaroni” e “Tonino Benelli – il cigno del motore”. Il suo volume “BBC Una Benelli a quattro ruote, un’arma incompiuta”, edito dal Registro Storico Benelli a dicembre dell’anno scorso, scaturisce da un ritrovamento tanto fortuito quanto prodigioso: 26 lettere originali, provenienti dal disperso archivio di Giuseppe Benelli. Si tratta di corrispondenza che i protagonisti della vicenda (in particolare, Castelbarco e Benelli) si scambiarono tra il 1946 e il 1952: lettere che lasciano trapelare palesemente come l’iniziale entusiasmo si spenga a poco a poco di fronte ad un progressivo e incomprensibile distacco del Beretta. Nel 1950 un prototipo della vettura è pronto. Carrozzato dalla carrozzeria Alberto Rosso di Torino, su disegno di Benelli, si distingue per la linea moderna tipo “ponton” (quella, per capirci, della Fiat 1400), è una berlina a due porte con un’ottima abitabilità per quattro persone, non sembra concedere niente a un’idea di ristrettezza o spartanità.

 

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Ma l’iniziativa non decolla, la produzione non parte, i ritardi si accumulano uno sull’altro. Un articolo comparso sulla nota rivista svizzera “Automobile Revue” del novembre 1950 per la prima volta sembra avanzare un’ipotesi: “Se quando e dove questa vettura sarà costruita solo l’avvenire lo potrà dimostrare. È vero che esistono i progetti ma non si sono potuti fare dei preparativi pratici perché a quanto pare i finanziatori hanno paura di affrontare il gigante industriale Fiat. Malgrado ciò Benelli spera di poter iniziare la fabbricazione di una serie di 1000 vetture”.

Non succede niente del genere. Beretta sfugge alle pressanti richieste di Castelbarco, forse messo in guardia da un altolà della Fiat, come è indotto a pensare Prosperi, forse assorbito da una ripresa a pieno ritmo della produzione d’armi, forse scoraggiato da costi di produzione più alti del previsto. Benelli fa ancora un tentativo al Salone dell’Automobile di Torino del 1952, presentando la sua BBC, versione giardiniera, sotto il marchio F.A.M (Fabbrica Auto Motoveicoli), che aveva fondato insieme ai figli.

L’ultima lettera in possesso di Paolo Prosperi è del 16 giugno 1952. E’ di Castelbarco, indirizzata a Benelli: “Da Beretta silenzio assoluto”. E il silenzio si stenderà su questa iniziativa, da questo momento in poi.

Oggi l’unica BBC ancora esistente, restaurata e funzionante, è di proprietà di Ugo Gussalli Beretta, a Gardone Val Trompia.

(informazioni e foto tratte dal volume “BBC una Benelli a quattro ruote, un’arma incompiuta” di Paolo Prosperi, Registro Storico Benelli, 2017)

3 thoughts on “BBC, un’arma spuntata.”

  1. Claudio Bonfioli says:

    Un’altra vittima della “vocazione” monopolistica dell’Industria torinese.
    Ma forse Freud avrebbe elaborato interessanti interpretazioni sul fatto che l’unico esemplare sopravvissuto sia di proprietà Beretta.

  2. lorenzo rostirolla says:

    Quanti altri progetti il “gigante di Torino” ha fatto abortire? Oggi invece di ucciderli nella culla li uccide quando sono già grandi!

  3. Gippo Salvetti says:

    In occasione di un raduno Alfa 6c 2500, abbiamo avuto l’occasione di vedere il Museo Beretta e anche l’interessante vettura in questione.
    Sempre per sottolineare la vocazione monopolistica torinese sembra che Valletta dopo essersi sperticato in lodi per la vettura disse (pare) semplicemente: “Beretta, ottimo prodotto, se pensate di produrlo chissà che noi non faremo doppiette…”
    E tutto finì lì.

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